Zecchi al Vico

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zecchi01.jpgLa televisione? E' lo strumento più democratico di comunicazione. Che soffre, però, di una deriva volgare e "trash", contro la quale lo spettatore ha uno straordinario potere: spegnere.
Indaga il rapporto tra "televisione e popolo" il nuovo libro del professor Stefano Zecchi, dal titolo "L'uomo è ciò che guarda", edito  da Mondadori.
Un breve saggio su vizi e virtù dell'elettrodomestico più amato dagli italiani, che Zecchi, docente di Estetica all'Università Statale di Milano, ha presentato nei giorni scorsi al Liceo scientifico G.B. Vico. Parafrasando il filosofo Feuerbach, che nell'Ottocento amava dire "l'uomo è ciò che mangia", nell'era dei frigoriferi pieni zeppi di cibo, Zecchi afferma che l'uomo si identifica con ciò che guarda. E' grazie al potere evocativo delle immagini, infatti, che la televisione arriva allo spettatore più facilmente di qualsiasi pagina scritta. "Le immagini televisive sono come una finestra aperta sul mondo, ci basti pensare alla catastrofe dello tsunami" - spiega il professore. Succede, però, che la televisione oggi è ben diversa da quello che potrebbe essere: "La tv è funzionale alla raccolta di pubblicità ed è legata all'indice d'ascolto - denuncia Zecchi - poi manca la sperimentazione, sia perché costa tanto sia perché in Italia esistono due soli poli televisivi che finiscono per somigliarsi". Programmi fotocopia, dunque, che rimbalzano da uno all'altro canale in prima serata, con il solo scopo di riempire il tempo "inutile" dello spettatore: "Noi guardiamo la tv quando non abbiamo altro di meglio da fare - dice, infatti, Zecchi - questo, però, è un momento particolare di fragilità perché siamo stanchi, soli, immalinconiti o svogliati". Ed è qui che arriva la tv di massa con il suo esercito di conduttori, veline, spot e reality show: "Purtroppo oggi la tv parla di se stessa e di ciò che fa scandalo, gioca al rialzo e provoca lo spettatore sul basso, stimolando l'effetto buco della serratura. E così che si alza l'indice di ascolto necessario per le pubblicità".
Niente di diabolico, però, solo spazzatura. O fenomeno commerciale. L'antidoto? Nel telecomando, alla voce "off". "La tv - afferma Zecchi - è un elettrodomestico che si accende e si spegne con la nostra volontà". Lineare quanto difficile: "Bisogna responsabilizzarsi e riflettere sulle conseguenza della televisione sugli spettatori: se noi avessimo più responsabilità nello scegliere, anche la televisione sarebbe migliore".
A proposito di responsabilità, una parte tocca anche agli intellettuali, che rifiutano la cultura di massa, con la conseguenza di isolare il mondo mediatico in preda ai fumi della sua onnipotenza: "La tv ha bisogno di persone che l'aiutino a riflettere, sviluppando una critica interna allo stesso mondo televisivo" - afferma Zecchi, che ha sperimentato sulla sua pelle prima lo snobismo e la diffidenza verso la tv, poi - la prima esperienza al Maurizio Costanzo Show nel 1988 - una confidenza tale da potersi permettere anche di criticarla in diretta sulle reti nazionali (noto il suo intervento sulle performance della Lecciso a Domenica In). zecchi02.jpg
L'intellettuale, insomma, dovrebbe riscoprire il ruolo "nazionalpopolare" di gramsciana memoria, sfruttando le straordinarie potenzialità democratiche della tv. Una mano in quest'opera di demolizione del trash verrà poi dall'evoluzione della tecnologia: "La tv cambierà completamente - dice Zecchi - perché la tecnologia permetterà a ciascuno di costruire il proprio percorso e la tv che vuole".
Con questa prospettiva, per adesso ai più tocca accontentarsi di un percorso sul telecomando, tra numeri, segni matematici e sigle inglesi, alla ricerca, nel momento opportuno, della famosa parola - chiave: "off".


Anna Lisa Carrera

Fonte: Corriere del Giorno