Il Vico commemora il "Giorno del ricordo"

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Il silenzio. Un tetro e fittizio silenzio ha celato per decenni la verità sulle foibe. Voragini naturali tipiche della zona carsica della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, vennero utilizzate subito dopo la Seconda Guerra Mondiale dai partigiani slavi guidati da Tito, al fine di gettarci dentro i fascisti italiani, ma anche tutti quelli che non desideravano finire sotto l’influenza slava. 12.000 le vittime, 350.000 gli esuli. Per decenni questa tragedia è stata taciuta. Per vergogna, forse; per negligenza, sicuramente! Solo negli ultimi anni la questione è stata posta all’attenzione dell’opinione pubblica, sostenuta prima dall’ex Presidente Ciampi, e successivamente, in maniera più incisiva, dall’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche il Liceo G.B. Vico ha voluto commemorare “Il giorno del ricordo”, permettendo agli studenti, ma anche a piccole rappresentanze delle diverse scuole laertine, di conoscere la verità riguardo questa oscura pagina della storia italiana. All’incontro hanno partecipato il Dirigente Scolastico, prof.ssa Rosa Roberto, il Sindaco Giuseppe Cristella ed un ospite d’eccezione, il professor Pietro Izzo, memoria vivente di quei fatti.

Dopo la breve introduzione sull’argomento del Dirigente Scolastico, i ragazzi della 5°E, guidati della professoressa Matarrese, hanno presentato un’efficace lezione in power-point. Infatti, partendo dai Diritti fondamentali dell’uomo, hanno preso in esame la Costituzione italiana, passando per la Seconda Guerra Mondiale e la Shoà, fino a giungere all’immediato dopoguerra, quindi alle foibe.
Il professor Izzo, triestino di nascita, subito dopo ha preso la parola ponendo alla nostra attenzione le vicende in un parallelo con Gravina di Puglia per il contesto geografico molto simile. Egli ha sostenuto che: “ spesso nelle piccole vicende si può leggere la storia; i piccoli avvenimenti sono lo specchio di avvenimenti maggiori”.
Il professore, dopo aver esemplificato il periodo del dopoguerra attraverso aneddoti di vita vissuta, ha riportato il discorso su Trieste, città posta per quaranta giorni sotto il controllo della Iugoslavia. Sono le foibe il prototipo emblematico di questo periodo - ha affermato il relatore - e per farci comprendere meglio com’era la realtà, il professor ha riportato l’esempio della foiba di Basovizza, nella quale, finite le persecuzioni, si calcolò che in questa fossero contenuti cinquecento metri cubi di massa putrefatta, cioè di infoibati. Un altro caso rappresentativo del periodo è stato la Risiera di San Saba, l’unico campo di sterminio presente sul suolo italiano.
E’ stata una bella lezione di storia, una giornata di ineguagliabile valore, un giorno di scuola diverso, per capire che la storia non è fatta solo da avvenimenti scritti sui libri, ma anche, e soprattutto, di persone. Non conta il partito, il colore politico o l’ideologia, l’orrore è il medesimo. Bisogna sì ricordare, ma per farlo, bisogna conoscere, ha concluso il professore. Alle generazioni future e a noi giovani, quindi, l’impegno di una storia migliore.  
 
Gabriella Bellini