Auschwitz: un orrore che il tempo non può cancellare

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Che non accada mai più!

Chi è stato ad Auschwitz – Birchenau è testimone della verità. Noi siamo stati.

Quando parlavamo di "Olocausto", tutti noi credevamo di sapere . Ne  avevamo sentito parlare, ascoltato testimonianze, letto libri e documenti, visto video. Fino al giorno 17 marzo, giorno della visita ad Auschwitz, nessuno di noi aveva veramente compreso il significato intrinseco di ciò che questa parola rappresenta. E’ stata una minuta signorina bionda a darci un’ idea di cosa sia  stato veramente Auschwitz. In un giorno freddissimo, ci ha condotto oltre quei cancelli, dove ancora oggi è ben leggibile la famosa scritta: "Arbeit Macht Frei" cioè "Il lavoro rende liberi". Mai scritta è stata più beffarda! Per chi è entrato in quel campo, il lavoro è stato solo un prolungamento dell´agonia nell’attesa della morte.

Le prove di questa storia nera, anche se in gran parte mascherate dai tedeschi prima dell´arrivo dei russi e degli americani, esistono ancora. Sono le "cose". Nei pochi blocchi visitabili è possibile vedere migliaia di oggetti appartenuti a persone deportate: scarpe, protesi per invalidi, occhiali, pettini, rasoi e persino capelli. Le valigie accatastate dietro una vetrina, poi, sono la carta d'identità delle vittime. Si legge ancora  il nome e cognome, la città di appartenenza,  la data di nascita. La guida ci invita ad osservare la valigia di "Petr Eisler - 1942"; Petr era un bambino che non ha mai avuto modo di conoscere quel diritto che spetta a tutti al momento della nascita: il diritto alla vita.

Nel silenzio avvolge l'atmosfera. E’ difficile non commuoversi. E’ difficile non pensare alle milioni di vite spezzate, a quanto malvagio possa essere l'uomo. E’difficile guardare ciò che resta di una persona che ha pagato un crimine mai commesso, che ha sofferto per la follia di un uomo frustrato.

Di fronte al "Muro della Morte", dove sono ancora presenti i segni dei proiettili, un solo pensiero comune: "Che non accada mai più!"


Valentina Biancofiore, 5^C

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