Lezione di Pino Aprile sull’Unità d’Italia

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Venerdì 18 Febbraio, nell’ambito del progetto “La scuola incontra”, nell’auditorium Giovanni Paolo II del liceo VICO,  gli studenti  hanno incontrato Pino Aprile, giornalista di riconosciuta  fama  per aver diretto il settimanale Gente e lavorato per testate giornalistiche  e programmi televisivi nazionali.  Alta è stata la partecipazione di tutta la comunità territoriale motivata a salutare il graditissimo ospite visto  le sue origini laertine. Il dirigente scolastico, prof. Francesco Cristella, nell’attestare la stima di tutta la comunità scolastica, ha spiegato che l’evento si colloca all'interno delle manifestazioni per il 150° dell'Unità d'Italia.

Pino Aprile ha presentato il suo ultimo libro Terroni , edito da Piemme, giunto alla quindicesima edizione. Il perché di tanto successo è spiegato nel sottotitolo: “Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali”, e noi di “Svicolando”, prima  dell’incontro,  abbiamo realizzato questa intervista.

Perché ha deciso di scrivere questo saggio storico?

La storia di oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene. Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancor oggi lo si tace nei libri di storia.

Lei si sente proprio come uno dei tanti “terroni” emigrati al Nord?

No, non mi sento un terrone emigrato. Sono un meridionale che ha allargato i confini del suo Sud, confini che coincidono con quelli del pianeta.

Lei ha vissuto per tanto tempo a Milano, cosa ha rimpianto del suo paese e cosa ha apprezzato del Nord?

Del Nord niente, come niente del mio paese. La latitudine non garantisce nulla, solo la temperatura.  L’ unica cosa che ho desiderato è il mare di quando ero bambino, lo Ionio. Credo che ciò che rende interessante la vita, sono le persone  che non vengono marchiate dalla latitudine, a meno che tu non sia razzista. Gli esseri umani sono gli stessi ovunque, hanno gli stessi desideri: essere amati, stare in buona salute e avere un buon futuro per i figli; il resto sono solo infrastrutture.

Beppe Grillo nel suo blog, propone di adottare questo libro come testo scolastico perché rivela verità nascoste. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo sul dover raccontare a scuola come è avvenuta l’Unità d’Italia, perché solo conoscendo cosa è stata veramente  si può iniziare realmente  a costruire  visto che fino ad oggi  è stata costruita solo la disunità.

Lo vediamo nelle infrastrutture; al Sud non c’è l’alta velocità, infatti per andare in aeroporto e prendere l’aereo bisogna percorrere 50 chilometri. In realtà, non posso essere io a dire di adottare il libro come testo scolastico perché ne sono l’autore, quindi ne sarei di parte. Se ne fossi fuori, lo farei a patto di togliere dal libro gli aspetti passionali e sentimentali.

2000 morti nelle fosse di Gaeta, 1245 ad Isernia, decine di migliaia di soldati borbonici internati nei campi di concentramento di Fenestrelle, ingenti somme di denaro sottratte dalle casse del Mezzogiorno. Informazioni storiche così dettagliate potrebbero essere accessibili per un giovane della nostra età?

Si, la cosa paradossale è che queste informazioni sono a disposizione di tutti, bisogna solo avere pazienza, curiosità e voglia di dedicarvi tempo. Dopo di ciò ci sono molte altre informazioni a cui non è possibile arrivare, ad esempio dopo 150 anni ci sono 140.000 documenti segreti su come è stato fatto il Risorgimento. Se invece volessimo cercare informazioni storiche circa l’assassinio di Kennedy, collegandoci al sito americano, ce le invierebbero tranquillamente per e-mail.

Leggendo il libro, ci siamo chiesti perché e  chi ha voluto  l’Unità d’Italia?

Nel 1861, a  unificare il Paese, allora soprattutto diviso in un regno del Nord, sotto i Savoia, e un regno del Sud dei Borboni, non furono solo i grandi ideali di politici e pensatori che aspiravano a un’unica, grande patria. Furono determinanti anche i motivi economici. Il Nord era indebitato perché i Savoia erano stati poco oculati nell’amministrazione e spendaccioni e le loro casse piangevano. Mentre al Sud, sorpresa, Ferdinando di Borbone aveva impostato il suo regno su un modello socio economico efficace e produttivo, a cui tutti avrebbero dovuto ispirarsi. Le casse del Sud erano piene di denaro che serviranno ai piemontesi per evitare il fallimento dello Stato.

Ai giovani che vivono al Sud, cosa direbbe?

Di conoscere meglio la storia per riscattare l’immagine della propria terra. La Puglia, che è sempre stata la porta dell’Oriente, ha accolto tutte le genti, testimonianza ne sono i diversi dialetti locali che nell’unità della lingua italiana hanno trovato un’identità nazionale.

La conversazione, piacevole ed istruttiva,  stata interrotta  per l’incontro i aula magna, dove per le tante domande poste dai nostri compagni la nostra curiosità è stata soddisfatta

Angela Calabrese

Elisabetta Russo 5^C