4 Novembre

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Il 4 novembre è un giorno importante per la storia d’Italia : si celebra l’armistizio che nel 1918 pose fine alle ostilità tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, in seguito alla  vittoria  dell’Italia a Vittorio Veneto. Una vittoria che costò la vita a 689.000 italiani, mentre 1.050.000 furono i mutilati e i feriti.

Per ricordare quanti avevano perso la vita, in tutta Europa sorsero monumenti ai caduti, anche se la successiva storia del continente dimostrerà che le testimonianze a futura memoria non servirono a far cessare l’orrore della guerra; solo pochi decenni dopo il primo conflitto, un’altra guerra metterà in ginocchio il mondo.

Fu a seguito del secondo conflitto mondiale che venne approvata la Carta delle Nazioni Unite, per garantire la pace e impedire un nuovo flagello.

Nel 1948 l’Assemblea generale dell’ONU approvò la “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo” come ideale comune da raggiungere per tutti i popoli.

I diritti proclamati dall’ONU discendono dalla natura stessa dell’uomo: si tratta del diritto alla libertà, alla vita, alla sicurezza, alla dignità, alla proprietà, alla cultura.

Ci sono voluti millenni di storia per arrivare ad una formulazione chiara e precisa dei diritti, ma quanti secoli passeranno prima che essi vengano accolti e praticati?

Perché l’umanità non sia riuscita a tradurre in pratica gli enunciati di giustizia che essa stessa ha elaborato, non è facile a dirsi.

Infatti dal 1948 in poi il mondo è stato ed è purtroppo teatro di guerre: l’Iraq, l’Afghanistan, la Cecenia, la Palestina, l’Iran sono solo degli esempi. Le guerre trovano le cause , le giustificazioni  e le legittimità negli interessi, nella volontà di potenza degli Stati che sottomettono i popoli più poveri, nella bramosia di ricchezze, nei problemi economici, politici, ideologici.

Vari Paesi del mondo continuano la loro corsa agli armamenti, benché da ogni parte si sono levate, specie in questi ultimi anni, grida di invocazione alla pace.

“L’umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità” aveva sentenziato J. Kennedy.  Nessuno dubita ormai del carattere profondamente irrazionale della guerra, della distruzione di vite umane e di risorse che essa inevitabilmente comporta e della sua incapacità di raggiungere scopi che valgano quel costo.

Tuttavia, nella preparazione della guerra vengono investite le massime risorse della razionalità scientifica e tecnologica, dalla fisica nucleare alla chimica.

Un enorme accumulo di razionalità posto al servizio di un fine irrazionale: una delle maggiori contraddizioni del mondo contemporaneo.

Ci chiediamo :  esistono guerre giuste?..  Si pensa che le guerre umanitarie siano volte ad impedire gravi violenze dei diritti umani.

Ma è un’espressione contraddittoria perché le guerre, qualsiasi sia il fine, producono fatalmente nuove violazioni dei diritti umani.

La pace vera va ricercata al di fuori delle armi e del potere dispotico;

la pace è l’insieme di quelle condizioni, non solo economiche, politiche, sociali, che consentono alle persone, alle loro istituzioni, allo Stato stesso di realizzarsi ciascuno nelle proprie specificità, nel rispetto della propria dignità e dei propri diritti di libertà, in un sistema permanente e stabile di comunione. La pace suppone tranquillità, serenità, amicizia, solidarietà, rispetto degli altri nella diversità.

La pace è dialogo, apertura verso l’altro Stato e il suo popolo, al di fuori di calcoli egoistici e progetti economici. La pace è garanzia di libertà, di giustizia, di fraternità tra tutti i popoli e tutti gli Stati. Ma per raggiungere questo obiettivo dovrebbe valere in ogni uomo l’idea di una Patria comune, indipendentemente dal colore della pelle, dalla lingua, dalla religione, dalla storia passata. Soltanto così l’ideale di amore e fratellanza troverebbe la sua piena attuazione nel mondo.

E allora guardiamo con fiducia e ottimismo a quei giovani che, spostandosi in Paesi stranieri, vengono a contatto con coetanei appartenenti a gruppi etnici diversi, ma con problemi simili a loro, a quei giovani che hanno imparato a odiare la guerra, che si riuniscono e promuovono organizzazioni a fini benefici, o fanno esperienze in campi di lavoro internazionali,  a quei giovani che sembrano uniformare la loro vita all’ideale della non-violenza predicato da Gandhi e Martin Luther King.


classe 5H