Il 14 gennaio abbiamo avuto l’onore di ospitare presso il nostro Liceo il dottor Gioacchino Genchi, già relatore presso altri Istituti della provincia tarantina, il quale con il suo racconto ci ha fatto vivere alcuni momenti fondamentali della lotta contro la mafia. Nato a Castelbuono ,una piccola località in provincia di Palermo situata tra tre paesi che hanno dato alla Sicilia e all’Italia alcuni dei boss mafiosi più importanti per Cosa Nostra, ha da sempre mostrato interesse per la tecnologia e per la lettura. Dopo essersi laureato in giurisprudenza e aver assistito all’uccisione di Pio La Torre, l’uomo dai denti bianchi, decide di cambiare strada e di arruolarsi nella polizia, dove diventa commissario, esperto nella tecnologia e collabora nella lotta contro la mafia con i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi la sua vita, fondamentale nella lotta, è raccontata in un libro :” Il caso Genchi:storia di un uomo in balia dello Stato”. A partire dall’infanzia la narrazione giunge all’inchiesta “Why not” dove scopre qualcosa che lo porterà ad essere indagato e sospeso dal proprio incarico. In ‘‘Why not’’ erano coinvolte le stesse persone e gli stessi nomi individuati nella strage di via d’Amelio:l’unica altra inchiesta che egli non ha mai portato a termine.
Tuttavia, nonostante lo stesso Stato per il quale lavorava l’abbia accusato, l’ex-commissario continua con tutte le sue forze e possibilità a servirlo con le proprie testimonianze in conferenze e dibattiti mettendo a rischio la propria incolumità. La sua vita, quindi, piena di ostacoli davanti ai quali non si è mai fermato, continuando sempre a lottare, è di esempio per chiunque. I suoi racconti ci insegnano che bisogna fare di tutto per seguire la causa, l’ideale in cui si crede, qualunque esso sia, ma allo stesso tempo ci aprono gli occhi su quella che è una triste realtà italiana, in cui gli eroi, i difensori dello stato che compiono con onore e rispetto il proprio dovere, vengono riconosciuti tali solo quando il loro coraggio li ha spinti fino alla morte. Con le sue parole quel giorno ha reso la scuola una vera palestra di vita, sensibilizzando profondamente noi giovani cittadini ad una lotta contro le ingiustizie come quella subita da lui, ed ha regalato a ciascuno una carica di entusiasmo.
Giuseppe Pietricola - Rosa Difonzo - Michele Mele (IV-D)
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