A proposito del Carnevale: il teatro romano

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Intorno al II secolo a.C. la maggior parte della popolazione era di origine contadina. Per ciò è naturale che l’origine della commedia latina debba essere ricercata nei Fescennini, forma di divertimento agreste, di derivazione etrusca. Con versi ritmici accompagnati da musica, i contadini improvvisavano su avvenimenti della quotidianità ironizzando e usando un linguaggio licenzioso. Non era raro che il cantore di turno si mascherasse il viso con del mosto o con vere maschere di corteccia.

Oltre a questo aspetto agreste, il dramma venne nobilitato dalla religione, per il suo utilizzo propiziatore in caso di calamità. Per questo scopo, furono chiamati dall’etrulia gli “istrioni”, attori-danzatori, che con canti, dialoghi, danze e acrobazie diedero origine a una nuova forma drammatica: la “satura”, cioè mescolanza confusa di cose diverse. Anche se per molto tempo la satura fu il dramma tipicamente romano, peccò di originalità, e ciò decretò il suo declino, a favore del teatro greco. Dopo la metà del III secolo a.C., a Roma si diffuse una nuova forma drammatica: l’Atellana, dalla città di Atella in Campania. Originariamente era una farsa recitata al termine di drammi tragici, per sollevare gli spettatori. L’Atellana riscosse subito molto successo, tanto che gli stessi romani volevano rappresentarla, e divenne un genere a sé. Argomento dell’atellana erano vicende tratte dalla vita privata, sempre con comicità. Ad accrescere l’ilarità era anche l’impiego di un linguaggio latino con influenze osce. Non mancavano inoltre, allusioni alla vita politica, che l’autore pagava severamente, persino con la morte nel periodo imperiale.

Forma drammatica più modesta, è il mimo, risalente al periodo della Magna Grecia. In origine consisteva nell’imitazione buffonesca, con l’utilizzo di tipi fissi, come il “mimus centunculus”(vestito di toppe variopinte, probabilmente l’antenato della maschera di Arlecchino). Col tempo però il ruolo del mimo cambia con l’utilizzo della sola gestualità e anche gli spettacoli sono completamente mutati. Si ricerca una spettacolarità sempre maggiore con l’utilizzo di imponenti scenografie e con un realismo macabro: si giunse a uccidere realmente sulla scena, usando come “controfigure” schiavi o condannati. Così nacque il circo, con combattimenti, battaglie navali, cacce ai cristiani con belve feroci. E così morì il teatro.

Nonostante questo, gli archetipi della commedia latina continuavano a vivere, e continueranno per molto tempo, nei cialtroni e saltimbanchi che, durante le fiere attiravano con discorsi teatrali i creduloni, proponendo impiastri di ogni genere. Ed è con loro che l’imbroglione e ciarlatano si definì come personaggio di teatro.

Le origini del carnevale sono molto antiche. Deriva probabilmente dalle feste dionisiache, ma anche dalle antiche saturnali (dove i ruoli padrone e schiavo venivano invertiti) e dai riti agrari propiziatori celebrati all’inizio dell’anno e della primavera, rinascita della natura. In onore di Dionisio venivano dati festeggiamenti all’insegna della bevanda di cui il Dio era dispensatore, il vino. Egli era circondato da satiri, che godevano di illimitata libertà durante i festeggiamenti, e dalle sue volubili sacerdotesse, le baccanti.



Galante Cristina

III^D