“World Trade Center”: la tragedia e il coraggio

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Un sospiro di sollievo:è questo quello che viene naturale alla fine del film “World Trade Center” che,nonostante tutto,è per i protagonisti un lieto fine.

Una storia a lieto fine in un giorno in cui il mondo si è fermato e che ha segnato la storia degli U.S.A.,la vita degli statunitensi ma anche di tutti gli uomini della Terra;chi non ricorda cosa stesse facendo nel momento in cui,accesa la TV,apprese dai TG,che imperversavano su ogni canale,quello che era accaduto?

L’11 settembre è una data che,per sempre,rimarrà scolpita nei nostri cuori e nelle nostre coscienze,così come le immagini di quei momenti,degli aerei contro le torri e il conseguente collasso delle stesse,permarranno indelebili nei nostri occhi.

Questo sconvolgente quanto improvviso e inimmaginabile avvenimento ha portato più di 2.000 morti e migliaia di feriti, e una voragine enorme,non solo sulla mappa di New York,ma soprattutto in tutti coloro che hanno vissuto quei momenti,perso famigliari o amici o semplicemente guardato quelle immagini.

Un tributo ad una catastrofe e soprattutto ai sopravvissuti di questa catastrofe e ai soccorritori che,oltretutto,è stata la causa di una guerra che ancor oggi scuote il Mondo:la guerra in Afghanistan e,come dice un personaggio dello stesso film,quell’evento è stato il segno che “gli Stati Uniti erano in guerra”.

La guerra di un paese orgoglioso e forte,che vuole sconfiggere il terrorismo e la sua forza;la lotta di un Paese che,nonostante le due torri crollate,il Dipatimento della Difesa menomato,va avanti e ,come sempre,esce a testa alta,con grande dignità da una tragedia della quale nessuno potrà mai dimenticarsi.

La grande abilità che questo film ha è quella di saper coinvolgere,di far immedesimare lo spettatore che fa propri quei momenti,condividendo i sentimenti e in particolar modo le ansie dei protagonisti,due poliziotti di New York che rimangano per ore e ore sotto le macerie e che si trovano in questa situazione perché si stavano recando a  prestare il proprio soccorso dopo che il primo aereo aveva impattato una delle due torri.

Sepolti sotto le macerie,i poliziotti cercano in tutti i modi di restare svegli,di rimanere svegli per impedire alla morte di avere la meglio su di loro.

I due,che riescono a sopravvivere,mentre altri colleghi perdono la vita,sono caratterizzati dalla grande capacità di sperare,fino all’ultimo,che qualcuno potrà salvarli,che potranno rivedere le loro famiglie,mogli e figli,anche loro coinvolti nel film.

È infatti proprio questa l’altra abilità di questa storia:oltre a trasmettere le ansia dei poliziotti,l’angoscia di trovarsi sommersi sotto un edificio intero,coperti da detriti e polvere,è caratterizzato dalla speranza,dalla forza che questa è capace di infondere in ognuno di noi,la speranza che qualcuno,presto o tardi,si accorgerà di loro,sentirà le loro grida,un rumore o qualunque altra cosa che possa essere un segnale.

Si rivela esser questo un grande insegnamento del film:l’audacia della speranza;poiché in uno dei giorni peggiori e più tristi che il Mondo abbia mai vissuto,emerge una microstoria di coraggio ripagato con la salvezza, e con la sopravvivenza.

Si tratta quindi di un racconto di coraggio,dolore e speranza,capace di far vivere in ognuno di noi le sensazioni di angoscia di quei momenti. Avvertiamo l’oppressione dell’essere sepolti vivi. Impariamo a conoscere due persone diventate eroi. Due uomini che,svegliandosi al mattino pronti ad affrontare una giornata come tante,si ritrovano ad essere due fra i soli venti ad essere stati estratti vivi da un cumulo di macerie.

 

Mirella Musci IIIC