A proposito del Carnevale: la maschera

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Se si pensa all’impiego più antico della maschera, che è quello religioso, si nota come il suo utilizzo derivi dal voler alienarsi dalla realtà. Essa viene infatti vista, in ambito religioso, come un mezzo di comunicazione tra l’uomo e la divinità in quanto permette di estraniarsi dalle convenzioni spazio-temporali al fine di proiettarsi all’interno di un mondo “altro”, divino.                                                                                                  
Durante il Paleolitico le maschere furono associate a pratiche di magia all’interno di danze che precedevano la caccia. La maschera aveva, nel teatro greco, la funzione di caratterizzare il personaggio della rappresentazione e pertanto, anche in questo caso, consentiva d essere “altro” da se. Fungeva anche da megafono per amplificare la voce e rendere meglio udibili i dialoghi.

Successivamente essa viene utilizzata in feste popolari come i Baccanali, festeggiamenti in onore di Bacco. Di qui viene presa in prestito per i Saturnali latini, giorni in cui era celebrato l’anniversario della costruzione del tempio dedicato al dio Saturno. In questa occasione i romani si riversavano nelle strade cantando ed osannando il padre degli dei e veniva praticato il capovolgimento dei rapporti gerarchici ed in genere delle norme costituite della società: i plebei potevano confondersi con i nobili e viceversa grazie al travestimento. Lo stesso significato viene poi assunto dal carnevale, durante il quale, grazie appunto all’utilizzo delle maschere  vige la libertà più assoluta: ogni gerarchia decade per lasciare spazio alle maschere, al riso, allo scherzo e alla materialità. Quindi il mascherarsi rappresenta un modo attraverso il quale uscire dal quotidiano, disfarsi de proprio ruolo sociale , negare se stessi per divenire altro.


Rosa Difonzo IIIC