La tradizione letteraria colloca la commedia dell’arte fra gli spettacoli di ispirazione plebea. I personaggi e gli intrighi si rifanno alla commedia classica, però con un aspetto più comico. La commedia dell’arte ebbe il suo massimo splendore con la “maschera”. L’opera scritta non contò più niente e così l’attore divenne unica attrattiva del suo teatro. Gli autori accusano gli attori di adattare i personaggi a se stessi e di restare se stessi malgrado abbigliamenti, trucchi…. In tal modo nasce la maschera.
Il comico dell’arte rinuncia all’illusione di potersi rinnovare sera per sera, e decide di limitarsi ad una sola parte: sarà unicamente Arlecchino, Colombina, Pantalone.
Durante il periodo carnevalesco, la presenza delle due figure di “Carnevale” e di “Quaresima” portò ad una forma drammatica: “il contrasto”. Essa ci richiama a quella parte di rito-spettacolo che è costituita da una lotta tra due personaggi in un’atmosfera di baldoria. Questo “contrasto” subisce un processo ascendente con lo sviluppo della vita cittadina, così da diventare un vero e proprio genere letterario, coltivato da cantastorie e poeti d’arte. Il “contrasto” si conclude con la vittoria del Carnevale.
Si ricordano maggiormente le feste carnascialesche che si tenevano soprattutto per la volontà di Lorenzo De Medici, il Magnifico, il quale si serviva di queste feste per tenere lontano il popolo fiorentino dai problemi politici. Egli, infatti, sostituì le normali processioni che si tenevano a Firenze con cortei per celebrare il Carnevale: carri accuratamente preparati dai migliori artisti cittadini procedevano tra canti e balli. Quindi sostituì lo spirito religioso con lo spirito pagano. Infatti il popolo ai cortei di carnevale partecipava con entusiasmo, invece nelle sacre rappresentazioni rimaneva spettatore passivo. In queste manifestazioni aristocrazia e borghesia, poeti e musici, della cappella medicea si mescolavano. Spesso le canzoni erano un’esaltazione a godere la vita con amore e allegria, giacchè gioventù e bellezza fuggono rapidamente.
Domenica Parisi IIID
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