(Erasmo da Rotterdam - teologo, umanista e filosofo olandese.)
In questo libro è la Follia stessa che parla. Essa si presenta e narra delle sue vicende e di quello che comporta nella vita di noi uomini e di ciò che accadrebbe se non ci fosse.
Il libro si apre con una lettera inviata dall’autore, Erasmo da Rotterdam, al suo amico Tommaso Moro. In questa lettera l’autore fa presente all’amico che il libro che ha intenzione di scrivere, l’Elogio della Follia, è solo una piccola opera divertente per ingannare la noia nel viaggio che sta compiendo dall’Italia all’Inghilterra.
La Follia dopo essersi presentata dice che leggendo questo libro si avrà la prova decisiva che lei, lei sola, ha il dono di rallegrare gli dei e gli uomini.
Si tratta di un'opera molto originale in cui, con toni ironici, l'autore affronta l'insolito tema della Follia, per sostenere che essa sarebbe la vera dominatrice dell'intera civiltà ma anche dell'esistenza di ciascun uomo, sia egli un ecclesiastico o un laico, un saggio o un ignorante, un potente o un umile.
La Follia viene presentata come una dea e da essa avrebbe origine tutta la vita stessa. Infatti l’autore dice che senza la Follia nessuno metterebbe al mondo dei figli quindi essendo a suo dire generatrice lei stessa di vita si presenta da subito indispensabile per tutti noi.
La Follia viene presentata anche come unica via d’accesso per la vera sapienza infatti l’autore ci esorta a diffidare degli uomini che sono troppo sicuri di se stessi a causa della loro saggezza, e degli uomini che conducono la loro vita guidati solamente dalla ragione e dalla razionalità, sostenendo che senza un pizzico di Follia non si può essere davvero saggi.
Anche nell’ambito sociale e dei rapporti umani la Follia è indispensabile, perché per l’autore non esisterebbero rapporti di amicizia, parentela, lavoro ed altro ancora, senza l’ausilio e l’appoggio della Follia che ci fa sorvolare su questioni che altrimenti sarebbero fonte di continue liti tra gli uomini.
Dopo essersi presentata come unica e vera fonte di felicità per gli uomini e per gli dei, la Follia esorta il lettore a non prendere troppo sul serio la vita e ciò che essa comporta e il libro appunto si conclude con una frase ironica pronunciata dalla stessa Follia : “ Perciò addio! Applaudite, vivete, bevete, famosissimi iniziati alla Follia.”
Leggendo questo libro, ho notato come l’autore abbia saputo trattare con maestria il tema da lui scelto senza cadere nel ridicolo.
Affrontando il tema della Follia l’autore capovolge un po’ quelle che erano le convinzioni del tempo, e contemporaneamente si serve della Follia per denunciare alcuni aspetti della società di quel tempo e per non esporsi troppo, formulando giudizi che mettevano in ridicolo molte cose, comportamenti e persone.
La lettura del libro risulta piacevole e scorrevole ,dato che l’autore ci presenta quest’opera con ironia e fornisce così anche molti spunti di riflessione, mettendo in dubbio convinzioni radicate nella società. In tal modo l’autore insinua nel lettore dei dubbi e lo esorta alla riflessione.
D’Anzi Anna 2D
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