In una fredda giornata d’inverno, la signora Hoffmann era seduta alla scrivania nella stanza al quinto piano di quell’enorme palazzo dalla cui finestra si poteva osservare il mare a perdita d’occhio. Era da ora immersa nelle centomila carte d’ufficio ed ogni tanto sollevava lo sguardo indirizzandolo fuori della finestra alla ricerca di qualcosa che rendesse meno monotona la sua vita in quella stanza. Ad un tratto uno strano odore raggiunse l’ambiente attirando l’attenzione della signora Hoffmann. Il tempo di guardare verso la finestra, abbassare nuovamente gli occhi sulle carte, e queste diventarono indecifrabili, poiché la stanza era stata invasa da un buio polveroso. Si diresse meravigliata verso i vetri: il cielo si era oscurato assumendo le più cupe sfumature di grigio, le nuvole avevano assunto forme sempre più strane, il vento si sollevò impetuosamente trascinando con sè gli ombrelloni del bar sottostante e le sedie in plastica, il mare tempestosamente e violentemente si stava gonfiando sempre più fino a formare onde altissime. Un temporale minaccioso si scatenò improvvisamente: fulmini illuminavano il cielo tetro, abbattendosi come uno Zeus adirato contro i vetri di quella finestra; le onde del mare, divenute giganti spaventosi, raggiunsero le finestre di quel quinto piano frantumandone i vetri, irrompendo e allagando la stanza. Il vento ad una velocità sovrumana travolse e avvolse la signora Hoffmann scaraventandola fuori dalla finestra, e facendola girare vorticosamente in quel caos di vento e di acqua, mentre il pensiero andava alla noiosa tranquillità.
Rossella LOSITO II-D
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